Chi è scabroso non è virtuoso!

Giugno 17, 2021
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Quando si parla di temi vicini al voyeurismo, la parola “morboso” è consequenziale. C’è sempre un che di patologico, chissà perché, nel guardare! Come se la relazione fra chi guarda e chi si fa guardare fosse, induscutibilmente, perversa! Chi è scabroso non è virtuoso!

MA CHI LO HA DETTO?

Ovvio, traduciamo semplicemente la parola voyeur al di là della paranoie: L’uomo che guarda. Come scrisse Alberto Moravia, il maggior talento narrativo dei primi del Novecento, a cui negarono il Nobel perché c’era in lui “un tratto spiacevole”. Chi sosteneva che Moravia fosse “scarsamente idealista” fu il segretario generale dell’Onu Dag Hammarskjold. Non ci fu nulla da fare: il premio non s’aveva a dare! Veto assoluto, troppo scabroso. Maniacalmente erotico ne La Noia. Dove in realtà attraverso il sesso si spiegava la frustrazione del protagonista per l’impossibilità di possedere una donna al di fuori dell’atto fisico. Era sottile, era magnificamente intellettuale quell’erotismo ma…Hammarskjord fu implacabile. 

C’ è in lui un tratto spiacevole che io stesso ho descritto nel mio intervento in Accademia e che Eyvind Johnson in seguito ha giustamente caratterizzato con la parola voyeur

LO SCABROSO MORAVIA NON ERA VIRTUOSO!

Mi verrebbe da dire che forse la lacuna stava nel giudizio di chi guardava. Talmente cieco da non capire che Moravia parlava di incomunicabilità, di rapporti umani e usava il sesso per farlo

L’erotismo può essere molto sottile. E non sempre guardare o farsi guardare attiene alla perversione, anzi, è un gioco, eccitante, denso di significati che vanno parecchio, ma parecchio oltre la parola scabroso.

SAPETE QUAL È LA COSA DIVERTENTE?

Che il protagonista de La Noia, Dino, per disfarsi dell’ossessione di Cecilia  e spegnerne il mistero, iniziò a giudicarla. Giudicarla era un modo per possederla e…disfarsene. 

A essere scabroso (e poco virtuoso), alla fine, è sempre il giudizio.